A colloquio con Tiziana Di Sante,

video frame In provincia 28 donne su 100 sono imprenditrici ( 24% il dato nazionale), ma i problemi sono tanti. In primis il credito e la burocrazia, che spesso condizionano e scoraggiano le iniziative.
La donna sempre più protagonista nella vita e nel mondo del lavoro. Con coraggio, tenacia, competenza, passione. Con la capacità di essere madre e moglie premurosa. Come Tiziana Di Sante, imprenditrice, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile, che in questa intervista ci regala un coinvolgente ritratto ad ampio respiro dell’ambiente in cui opera. Mentre ci conduce per mano verso le zone d’ombra in cui la parità uomo-donna deve ancora trovare piena e legittima consacrazione.

Riesce,oggi, a risolvere le tante problematiche inerenti al suo lavoro e come le affronta?
L’impresa deve identificarsi con il carattere delle donne. La ricetta del successo risiede nella personalizzazione dell’azienda. Gli imprenditori che riescono a raggiungere questo prezioso obiettivo assicurano maggiore longevità alle proprie aziende come testimoniano le ultime ricerche effettuate. E’ fondamentale, inoltre, avere un ottimo rapporto personale con i propri assistenti. Mi piace sempre ricordare ai miei collaboratori che dobbiamo stare bene insieme. Alla base di ogni successo, c’è sempre un solido rapporto umano.

Come spiega l’evoluzione del ruolo femminile nell’ultimo sessantennio, in particolare nel campo dell’imprenditoria?
Senza dubbio già dalla prima e seconda guerra mondiale le donne hanno iniziato ad assumere ruoli delicati e ricchi di responsabilità all’interno del nucleo familiare. L’ingresso nel sistema economico è stato molto graduale e ha visto l’affermarsi della donna più nei bassi livelli che nelle posizioni di vertice. Era un fatto culturale. Il potere femminile era occulto e faticava ad esplodere. Pian piano le donne hanno visto nell’impresa la realtà in cui affermarsi autonomamente senza ausili, pregiudizi, limiti o condizionamenti. Nell’impresa non c’è un investitore e la donna si fa da sola. Le ultime ricerche, peraltro, hanno messo in luce che proprio le aziende guidate da donne hanno resistito alla crisi. E’ necessario attuare una maggiore compenetrazione tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Anche l’Unione Europea sostiene che sia necessaria l’affermazione del lavoro femminile per aumentare il PIL di un Paese.

Lei ha fatto riferimento alla crescita del ruolo femminile e a una maggiore collaborazione tra uomini e donne nel mondo lavoro, ma la tanto agognata parità tra sessi che la nostra legge garantisce formalmente, sussiste in realtà o presenta ancora crepe?
A mio avviso non c’è norma che regga se alla base non nasce un forte sentire sociale e non sussista la volontà di applicare le disposizioni legislative. Ritengo che nella formazione sociale si fanno le rivoluzioni, e il nostro paese purtroppo assegna poca importanza alla formazione e alla crescita sociale. Anche la cultura è scaduta, soprattutto in televisione e la colpa è da addebitare anche alle famiglie. La cultura e la conoscenza sono una forma immensa di potere che ci proteggono in ogni istante. Il sapere vince sempre su qualsiasi raccomandazione e infrange ogni barriera.

La vera parità non è stata pienamente raggiunta tra le pareti domestiche dove la donna si assume spesso da sola il compito dell’educazione dei figli. Qual è la sua esperienza a riguardo?
Fortunatamente godo di grande collaborazione da parte di mio marito. Anche questo è un aspetto culturale in cui affetto e stima, insieme alla maturità dell’uomo, recitano un ruolo rilevante. Purtroppo la stessa cosa non si verifica in tante altre famiglie.

Lei opera in un’attività solida e di forti radici familiari, ma non sempre i figli seguono le prestigiose orme paterne. C’è stato un quid particolare, un elemento chiave che l’ha portata a percorrere questa strada o è stata per così dire obbligata?
Adoro il mio lavoro perché rappresenta un’attività poliedrica in cui emerge l’aspetto estetico, quello gestionale e quello dei rapporti umani. Non mi annoio mai e ogni giorno c’è una nuova sfida da affrontare. Siamo tre figli e la particolarità è stata che ognuno di noi ha portato un tocco personale e originale.Naturalmente, il fatto di vivere in un ambiente così incide profondamente. E’ una situazione che sto vivendo anche con i miei figli, che nel tempo libero o quando vengono a trovarmi al lavoro si dilettano a disegnare cucine.Credo, inoltre, che una donna abbia maggiore facilità nell’inserirsi in un’impresa di famiglia proprio in virtù di una totale assenza di pregiudizi che potrebbero condizionarla.

Non sono molte le donne che hanno uno spirito imprenditoriale. Per lo più vedono il lavoro autonomo come alternativa al lavoro dipendente e hanno idee confuse. D’altra parte in Italia non è semplice aprire un’attività. Qual è la sua opinione al riguardo e com’è la situazione in Abruzzo?
La nostra è una provincia rosa. Secondo gli ultimi dati, infatti, le attività svolte dalle donne raggiungono il 28% contro il 24% che rappresenta la media nazionale. Sempre più donne s’indirizzano verso settori che in passato erano delle vere e proprie roccaforti degli uomini. E’ inutile negare che l’accesso è ancora difficoltoso, soprattutto per un’ imponente e soffocante burocrazia. Il problema maggiore si rileva nella procedura per ottenere l’accesso al credito che presenta ancora notevoli limitazioni anche a causa delle banche sempre timorose di esporsi. La corretta ricetta per affrontare tali problematiche è una seria progettazione d’impresa, accompagnata da piani aziendali, indagini di mercato ed esame dei flussi di cassa, ma alla base c’è l’assoluta necessità di ottenere finanziamenti. E’ necessario incoraggiare il sistema creditizio e dare fiducia alle aziende, ma allo stesso tempo non ci si può buttare in progetti ambiziosi senza le adeguate competenze. Come ha sottolineato Forma per Milano, prestigioso ente della Camera di Commercio: il sogno d’impresa non è un progetto d’impresa.

Che ripercussioni ha prodotto la grave crisi che si è abbattuta sul nostro Paese e come ha reagito la nostra regione?
La crisi ha lasciato ferite importanti, dei segni pesanti che si acuiranno ancor di più nel momento in cui termineranno gli ammortizzatori sociali e si verificherà un impatto economico e psicologico più forte. Come ha sottolineato l’Unione Europea è fondamentale che ci sia una piena solidarietà per superare questo terribile momento.Nel prossimo biennio saranno vitali il sostegno alle famiglie e una nuova partenza dell’economia.

Lei da anni è responsabile del comitato per la promozione dell’imprenditorialità femminile; quali iniziative avete attuato in passato e state progettando per il futuro?
Il comitato opera per la promozione delle pari opportunità, dell’impresa femminile e per sorreggere tutte le attività esistenti. Effettuiamo test per valutare la capacità imprenditoriale delle donne e compiamo indagini non solo quantitative, ma anche qualitative. Abbiamo anche assegnato una borsa di studio ad una giovane laureata che si è recata a Bruxelles per analizzare i finanziamenti europei. Organizziamo, inoltre, corsi di formazione, colloqui con scuole, visite in aziende agricole, mostre d’artigianato femminile e anche concerti con direttrici d’orchestra donne.




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